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Allenamento buffer

 

Nelle palestre e nei centri fitness si sente molto spesso parlare di tecniche di allenamento particolari, probabilmente poco note ai neofiti frequentatori di palestre; un esempio è la tecnica di allenamento buffer, che permette all’atleta di riuscire a gestire un carico senza portare la serie a cedimento muscolare. Ma come possiamo utilizzare correttamente questa tecnica?

 

Negli anni è sempre esistita la credenza che una tipologia di allenamento orientato al cedimento  sia quella più proficua per l’ipertrofia muscolare, basandosi sul concetto che quando un atleta si stanca vengono attivate un numero progressivo di unità motorie che gli permettono di continuare  l’esercizio.

Tuttavia sono stati eseguiti recenti studi che affermano che il metodo a cedimento aumenta la possibilità di incorrere in overtraining burnout psicologico.

 

Sono stati eseguiti quindi due tipologie di esperimenti:

               

 ·  nel primo i soggetti sono stati sottoposti ad un protocollo di allenamento ad  esaurimento della durata di 16 settimane. E’ stata così dimostrata una riduzione di testosterone (ormone steroideo del gruppo androgeno) e di IGF-1 (fattore di crescita insulino-simile, più precisamente somatomedina C)

 ·  nel secondo invece sono stati testati sulla bench press 26 giocatori di basket e di calcio con esperienza nell’allenamento della forza ed è stato riscontrato che, dopo 6 settimane, chi si è allenato a cedimento ha ottenuto maggiori risultati rispetto a chi ha svolto i workout buffer

 

Quindi possiamo dedurre che programmare un allenamento di cedimento muscolare può essere una buona alternativa, ovvero definire uno o più mesocicli di intensità progressiva, passando dal lavoro a buffer all’allenamento a cedimento, per poi successivamente riprendere con la tipologia di lavori  buffer. 

 

Al fine di eseguire correttamente la tecnica buffer illustrata è necessario comprendere in quale percentuale l’allenamento viene svolto in buffer o risulta orientato al cedimento muscolare, dato che entrambe le modalità si presentano contemporaneamente. Le scale RTS (Rate of Technique Scale) e RPE (Rate of Perceived Exertion) ci danno un valido aiuto per attuare tale distinzione, facendoci così dedurre che  un progressivo aumento della percezione di fatica porterà inevitabilmente ad un incremento nell’alterazione della tecnica.

 

In conclusione possiamo affermare che ora siamo in grado di programmare per noi stessi o per i nostri clienti un macrociclo annuale più ottimale, attraverso l’utilizzo di schede di training che vadano ad individuare mesocicli di allenamento buffer e cedimento muscolare nelle giuste proporzioni. Possiamo garantirci in tal modo di poter raggiungere sempre gli obiettivi desiderati.